«Cambiare la Costituzione? Mi vengono i brividi». Intervista a Albertina Soliani

 

Pubblichiamo di seguito l’intervista alla Presidente dell’Istituto Alcide Cervi Albertina Soliani pubblicata sulla Gazzetta di Reggio il 29 settembre 2022.

«Cambiare la Costituzione? Mi vengono i brividi»
Soliani dell’Istituto Cervi: «Antifascismo valore fondante»

«Se inviterei Giorgia Meloni a Casa Cervi? Noi invitiamo tutti coloro che si riconoscono nei valori di Casa Cervi. Se qualcuno vuole venire a dire che è la stessa cosa essere stato partigiano o repubblichino, come si evince da alcune proposte passate di quell’area politica, può starsene lontano, perché i fascisti hanno già fatto abbastanza danni qui».

Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Alcide Cervi e vicepresidente nazionale Anpi, prima del voto aveva scritto un appello per invitare a recarsi alle urne, nel quale si sottolineava l’importanza della tornata che si è appena chiusa. Una lettera densa di richiami all’antifascismo e alla difesa della Costituzione.

Nei giorni scorsi lei ha scritto: “È sempre il 25 aprile, nella vita della democrazia italiana”. È preoccupata dall’affermazione della destra?
«Politicamente la Meloni e il suo partito rappresentano una continuità rispetto all’esperienza fascista. Adesso mi aspetto che, in caso diventi presidente del Consiglio, si comporti come il capo di una repubblica democratica». Alcuni sostengono che fascismo e antifascismo sono categorie sempre meno rilevanti nel dibattito politico. «Il fascismo, con i suoi modi autoritari e violenti e tutto quello che ha significato, fa parte della storia. Come si fa a pensare che non se ne debba più parlare? Vorrei ricordare che la nostra Costituzione è antifascista e che grazie alle persone coraggiose che hanno fatto la Resistenza siamo liberi. Non può esserci equidistanza su questo. Non si tratta di ideologia, ma di affermare i valori dell’umanità».

A proposito di Costituzione. Qualcuno in Fratelli d’Italia ha detto che è bella ma vecchia. Matteo Renzi voleva cambiarla e ora con Carlo Calenda si dice pronto a riformarla.
«Non sono d’accordo. La Costituzione non è vecchia, ma da attuare. Se si pensa di mettere mano ai valori e i principi fondamentali in essa contenuti mi vengono i brividi. Se poi si fa riferimento al fatto che si vogliono cambiare gli equilibri di potere, mi preoccupo ancora di più. Nella nostra Carta il parlamento ha un ruolo importante. Poi si può discutere di come aumentare l’azione del governo…».

Da questo punto di vista, però, è da tempo che a destra, come a sinistra, si sente l’esigenza di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio e i governi sempre di più agiscono tramite decreti.
«Evidentemente tutti hanno pensato che bisognasse fare così, e anche lo stesso Parlamento ha subito questa visione. Effettivamente c’è stato un indebolimento della democrazia. Pensiamo anche ai partiti, dove i leader hanno scelto le liste dei parlamentari».
Nel suo appello al voto aveva scritto: “La prima sfida è la fiducia nella democrazia, da parte dei cittadini, innanzitutto. Il voto è partecipazione, responsabilità, scelta. Rinunciare al voto è l’esatto opposto, un atto contrario alla responsabilità civile”. Le urne ci consegnano un astensionismo a livelli record.
«Ho scritto quelle frasi perché consapevole del problema. Non mi illudevo potesse risolversi in pochi giorni. I cittadini hanno il dovere di cambiare questo stato di cose…».

Non è la politica che deve essere in grado di appassionare nuovamente i cittadini?
«La politica deve interrogarsi su come coinvolgere i cittadini, ma tocca ai cittadini impegnarsi per cambiare la politica. Se quella attuale non piace devono cambiarla».

Da presidente dell’Istituto Alcide Cervi, come guarda ai cambiamenti in atto anche nella nostra provincia?
«Ne prendo atto. Guardo con attenzione al colore azzurro che avanza anche a Reggio Emilia. Quello che mi preoccupa nei comportamenti di voto è che potrebbero esse la spia di una certa indifferenza nei confronti di alcuni valori che sono fondamentali per la nostra Repubblica». 

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