In ricordo di Genoeffa Cocconi: fino al 28 dicembre la mostra di Clelia Mori

 

Alle ore 16,30 l’inaugurazione di “Genoeffa Cocconi Cervi. Una donna, una madre”, personale dell’artista Clelia Mori, 78 anni dopo la scomparsa di Genoeffa Cocconi, madre dei sette Fratelli Cervi, avvenuta il 14 novembre 1944.

Lunedì 14 novembre 2022 | Dalle ore 16,30

Sala Genoeffa Cocconi | Istituto Alcide Cervi (mappa)
Ingresso libero

Inaugurazione “Genoeffa Cocconi Cervi. Una donna, una madre”
Personale dell’artista Clelia Mori, 78 anni dopo la scomparsa di Genoeffa Cocconi,
madre dei sette Fratelli Cervi, avvenuta il 14 novembre 1944.

Per l’occasione il Museo Cervi rimarrà eccezionalmente aperto dalle 15 alle 19.

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Lunedì 14 novembre alle ore 16,30, presso la Sala Genoeffa Cocconi del Museo di Casa Cervi di Gattatico (Reggio Emilia), si terrà l’inaugurazione di “Genoeffa Cocconi Cervi. Una donna, una madre”, personale dell’artista reggiana Clelia Mori. Il giorno di apertura della mostra coincide con il 78° anniversario della scomparsa di Genoeffa Cocconi Cervi, moglie di Alcide e madre dei sette Fratelli e delle sorelle Rina e Diomira. 

L’incontro, a ingresso libero, inizierà con il saluto di Albertina Soliani, Presidente dell’Istituto Alcide Cervi. A seguire, l’intervento “Genoeffa, una vita di resistenza al fascismo e alla guerra”, a cura della storica Anna Paola Moretti. Infine, parlerà l’autrice delle opere, con l’intervento “Genoeffa Cocconi Cervi. L’ottava vittima, una Maria laica”. La mostra sarà visitabile nella sala espositiva del Secondo Granaio fino al 28 dicembre, 79° anniversario della fucilazione dei Sette Fratelli, negli orari di apertura del Museo (da martedì a venerdì ore 9-13; sabato, domenica e festivi ore 10-17). 

«Il volto di Genoeffa è la memoria più preziosa di Casa Cervi», dice Albertina Soliani. «Era negli occhi dei figli nel momento supremo. Era nel cuore di Alcide e nell’anima dei nipoti. La sensibilità artistica di Clelia Mori ci restituisce il volto di Genoeffa nel suo valore di donna e di madre che con la sua vita ha fatto la storia d’Italia».

«Attraverso i suoi disegni e rivisitando in modo originale le fotografie pervenute, Clelia Mori sembra proporre un altro modo di guardare Genoeffa Cocconi», osserva Paola Varesi, responsabile del Museo Cervi. «Mori ne coglie e ne sottolinea alcuni particolari e dettagli: sono pezzi di vita di Genoeffa Cocconi interpretati dall’artista, che li restituisce alla consapevolezza del suo tempo con gli occhi di oggi».

Le opere esposte sono disegni su carta di grandi dimensioni. Il soggetto protagonista, ripreso con stili e tecniche differenti, a partire dal ‘non finito’, è sempre Genoeffa Cocconi, la madre dei Cervi, morta di dolore il 14 novembre 1944, poco meno di un anno dopo la tragica fine dei figli. I ritratti di Mori mostrano l’anima, il coraggio di Genoeffa, figura fondamentale nella storia dei Cervi. Contadina, aveva avvicinato i figli sin da piccoli all’importanza del sapere e della cultura: la sera, prima di andare a dormire, seduta nella stalla, leggeva a tutta la famiglia libri e romanzi, dalla “Bibbia” ai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. Una volta cresciuti i figli, Genoeffa è stata sempre un punto di riferimento insieme al marito Alcide, incoraggiandoli nelle loro ambizioni e aspirazioni.

«Di Genoeffa esistono due fotografie: una è a mezzo busto, austera coi capelli raccolti e un accollato abito nero», spiega Clelia Mori. «L’altra è stata scattata insieme a tutta la famiglia: qui lei ha un velo di sorriso tranquillo, quasi appagato. È a questa fotografia che sto lavorando – in particolare su di lei e la sua in-visibilità storica. Cerco le sue emozioni taciute». 

«La mia attenzione, quasi la mia ansia, sulla figura di Genoeffa» continua Mori, «credo nasca dal fatto che è stata madre di nove persone a cui ne sono state uccise sette tutte insieme. La cerco nei miei ritratti non finiti, per mettere a nudo tutto il rispetto e la dignità che le si deve. Se non ci fosse stata lei col suo grembo e la sua cura la vicenda dei sette Fratelli Cervi non avrebbe potuto esistere».

L’opera di Mori suggerisce anche una rilettura della figura di Genoeffa: «Spesso è stata definita “la resdora”, colei che ha le chiavi della casa, il potere del focolare domestico. Credo che questa definizione, per quanto vera, sia figlia di un raccontare maschile. In qualche modo, “resdora” soverchia il ruolo di “mamma” nel suo significato più profondo e tragico. Solo così, vedendola anzitutto come una madre, è possibile capire quanto sia stato acuto e muto il suo dolore: lì sta la sua unicità e, in generale, il mistero delle donne».

La reggiana Clelia Mori, diplomata al Liceo d’Arte Paolo Toschi di Parma, ha esposto le sue opere in diverse mostre collettive e personali in tutta Italia. Tra le ultime esposizioni, “Il mistero (negato) del corpo che non tace”, che dal 2019 è stata ospitata in diversi luoghi: al Museo Cervi, ma anche  a Mestre, Brescia, Reggio Emilia, Matera, Foggia e Roma. 

La personale di Clelia Mori sarà introdotta da una mostra antologica di ritratti di Genoeffa Cocconi conservati nella Quadreria del Museo. Viene così valorizzata anche una parte del patrimonio del Museo, che nel recente aggiornamento del percorso di visita ha fatto dell’arte nelle sue diverse espressioni una degli elementi di novità centrali per parlare oggi dei valori che animano il Museo e la vicenda del Cervi. L’esposizione dei ritratti di Genoeffa Cocconi è collocata nel locale che precede la sala dedicata a Genoeffa Cocconi ed è curata da Paola Varesi e Giorgia Ganapini.

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