Radio Il Raccolto • “Quello che non ho, parte 2. Formazione”

 

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Torniamo con una nuova puntata de Il Raccolto • La Radio che Semina, la prima web radio di Casa Cervi a cura di Mirco Zanoni e Paolo Papotti.

È la seconda di una serie di tre puntate chiamata Quello che non ho (ispirata al noto brano di De André), dedicata alla formazione. La scuola, che in questo periodo di emergenza sanitaria sta attraversando il momento più drammatico degli ultimi decenni. Ma anche la scuola di quando eravamo piccoli, tra i corridoi e le aule, la ricreazione, le amicizie, i primi “amori” e i ricordi di una spensieratezza perduta.

Nella rubrica “L’Ospite da Casa Cervi” abbiamo intervistato l’amico Giovanni Brunazzi, professore da una vita e, dal 2014, Dirigente scolastico del Liceo Scientifico Ulivi di Parma. Con lui abbiamo parlato delle sfide che la scuola si trova ad affrontare. Come è cambiata la scuola negli ultimi anni, cosa diventerà?

Naturalmente protagonista è sempre la musica, di ogni genere e di ogni tipo: da Eddie Vedder ai Cranberries, dai Beatles a Edoardo Bennato.

Buon ascolto!

 

«Avevamo iniziato questo anno scolastico così speciale con un atto di fiducia. E la fiducia era ben riposta. La scuola, non da sola ma più di tanti, ha finito per pagare il prezzo di altre inadempienze (che la riguardano) e di altre leggerezze (che non la riguardano). Di altri interessi (che la emarginano) e di un preciso disinteresse (che la umilia).

L’anno scolastico, quello che ne resta, deve continuare in questo atto di fiducia. Nel corpo vivo della scuola: le ragazze, i ragazzi; gli insegnanti e il personale. Eravamo, continuiamo e saremo sempre a fianco dell’agire educativo. Perché in qualcosa bisogna pur credere, e noi crediamo nel potere del sapere e del far sapere. Del conoscere e riconoscere.

Dell’accompagnare alla età della ragione, che è anche l’età del tempo responsabile, dell’amore cosciente, delle relazioni sane, delle scelte adulte. Tutto quello che sono state per noi le scuole superiori. Che continueremo a chiamare così, non con la ministeriale “secondaria di secondo grado”. Perché “superiori” è una bellissima parola: fa sentire grandi, e importanti, più di quanto lo si è davvero.

Ed è bellissimo sia così, ad maiora. Secondaria di secondo grado… è una doppia subordinazione. Secondo di un secondo. Un fratto. Ed è così che la abbiamo trattata. La prima ad essere sacrificata, l’ultima ad essere recuperata. Seconda (di seconda) a cappuccini e outlet. Ultima, mai in gara in realtà, rispetto a bulloni e pallone».

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