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Da Aung San a Aung San Suu Kyi, 21 novembre a Casa Cervi

Da Aung San ad Aung San Suu Kyi, il destino del popolo birmano è racchiuso in queste due vite. Il Padre della Patria e la Madre, come è chiamata oggi Aung San Suu Kyi, sua figlia.

Dall’indipendenza della Birmania dagli Inglesi conquistata nel 1947 da Aung San, alla democrazia conquistata nelle elezioni dell’8 novembre scorso da Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia e Premio Nobel per la Pace, la loro vita ha plasmato la nuova Birmania. Aung San è stato assassinato a 32 anni, alla vigilia dell’indipendenza. Aung San Suu Kyi ha scelto di lottare per la libertà del suo popolo, sacrificando la sua vita, per più di 15 anni agli arresti domiciliari, e gli affetti della sua nuova famiglia in Inghilterra.

Nel centenario della nascita di Aung San, l’Istituto Cervi ha voluto incontrare la storia sua e del suo Paese con un convegno a Casa Cervi. Di origini contadine e fondatore del Partito Antifascista, Aung San conquista la libertà della sua patria negli stessi anni in cui a Casa Cervi si combatteva per la nostra libertà. Un unico ideale per la storia nuova del mondo. Il mappamondo sul trattore dei Cervi è oggi come allora il nostro orizzonte.

La storia ci ha consegnato 70 anni fa un mondo sconvolto dalla guerra unito nell’aspirazione alla pace e alla libertà per tutti i popoli. I giorni che stiamo vivendo ci confermano che il mondo è uno, che in ogni aerea del pianeta, dal Mediorente all’Europa, dall’Asia all’Africa alle Americhe, la bussola dell’umanità è una sola: la pace, la politica, la nonviolenza, il dialogo tra le religioni, la democrazia. Non c’è alternativa, pena l’orrore nel mondo. E’ una visione che deve coinvolgere per il medesimo obiettivo i popoli, gli Stati, le coscienze.

Quanto più irrompono nella vita di tutti la violenza, il conflitto, il terrorismo, l’uso delle religioni per il potere, e la paura e le chiusure minacciano la nostra convivenza, tanto più dobbiamo credere nei valori universali e alimentarli con la cultura, l’educazione, la spiritualità, la politica, la fiducia nella democrazia. Quella fiducia che ha dimostrato il popolo birmano, in fila per il voto dopo lunghi decenni di dittatura militare. Quella fiducia che ha sostenuto in questi anni Aung San Suu Kyi determinata a conquistare la democrazia con la nonviolenza, a credere nella rivoluzione dello spirito, a perseguire la riconciliazione nazionale.

Non sono parole, sono scelte consapevoli e sofferte, pagate con il sacrificio di molti. Dalla Birmania, da questo Paese bellissimo, impoverito dal regime, collocato in questo momento nell’area del maggior dinamismo economico del mondo, ci giunge oggi una grande lezione. Il destino di un popolo è nelle mani delle persone, negli ideali che animano la loro coscienza, nella loro fiducia nella democrazia. Gli stessi ideali che cambiarono la storia del mondo 70 anni fa e oggi di nuovo ci interpellano, con la stessa forza morale di allora. Di nuovo interpellano l’Europa e le chiedono il coraggio di una grande visione politica coerente con i sentimenti, la cultura, il diritto e i valori di umanità che la storia le ha consegnato dopo durissime prove. Diceva Papà Cervi: “Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l’ideale nella testa dell’uomo.”

Questi, in breve, gli spunti di riflessione offerti dalla Presidente dell’Istituto Alcide Cervi Albertina Soliani al convegno per il centenario della nascita di Aung San, convegno dedicato a Giuseppe Malpeli, Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia da poco scomparso, alla presenza dei familiari, dei colleghi e degli amici di un uomo che ha fatto dell’educazione, della compassione e della costruzione di rapporti tra culture diverse una missione per la vita.

“Giuseppe Malpeli è stato un testimone di questa storia, e molto intensamente”. Nei saluti iniziali e nel corso di tutto il convegno, non solo da parte della Presidente Albertina Soliani, ma anche dell’On. Sandra Zampa – Presidente Associazione Parlamentare Amici della Birmania, di Carlo Ferrari – Associazione per l’amicizia Italia-Birmania e di Maria G. Bartolini – Dip. Educazione e Scienze Umane, Università di Modena e Reggio Emilia, è stato ricordato l’impegno di Giuseppe Malpeli nella creazione della rete di legami che uniscono il nostro Paese alla Birmania, in qualità di animatore e attivo sostenitore di istituzioni come l’Associazione per l’amicizia Italia-Birmania, di cui è stato Presidente, l’Associazione Parlamentare Amici della Birmania, e non solo.

Anche all’Università di Modena e Reggio Emilia, in particolare nel Dipartimento Educazione e Scienze Umane, Giuseppe Malpeli è stato l’iniziatore di collaborazioni sul piano educativo, per la formazione degli insegnanti e dei formatori degli insegnanti birmani in Italia. Imprescindibile è stato poi il supporto che è riuscito a dare al processo di apertura alla democrazia in Birmania. Quel processo di democrazia che si è realizzato proprio in questi giorni con la vittoria alle ultime elezioni del Premio Nobel per la Pace, Aung San suu Kyi, dopo 68 anni dall’attentato in cui morì suo padre Aung San.

Grazie alle relazioni di Wendy Law-Yone – Friedrich Dürrenmatt Gastprofessorin di Letteratura Mondiale e Lorenzo Zambernardi – Docente di Relazioni Internazionali all’Università di Bologna, gli studenti dell’Istituto Silvio D’Arzo e il pubblico presente in sala hanno potuto conoscere la storia di Aung San attraverso gli occhi della Birmania, grazie alle ricerche e alle fonti inedite che questi studiosi hanno messo a disposizione degli uditori. Tra le fonti più interessanti i discorsi di Aung San, che mettono in evidenza, ancora una volta, le numerose analogie tra la storia di vita di Aung San e Aung San Suu Kyi e la storia della famiglia Cervi. I Cervi, proprio come Aung San e sua figlia, hanno messo al centro della loro esistenza la lotta per la democrazia, pagando per questa prezzi altissimi.

“…Il fascismo è stato sconfitto, ma le sue radici rimangono e sono ancora vive. Le troviamo nei trusts internazionali e nei cartelli, le troviamo nella schiavizzazione di parecchi milioni di popoli di pelle marrone e nera del mondo, compreso il nostro. A meno che queste radici vengano completamente sradicate, a meno che il mondo intero diventi un mondo di popoli liberi, il mondo non può ancora affermare che ha scoperto una pace stabile.”

Aung San

 

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