Il 23 aprile alle 11 si inaugura la mostra “Antonio Facci. Una storia ritrovata”

Domenica 23 aprile alle ore 11, presso gli spazi espositivi di Casa Cervi, sarà inaugurata la mostra “Antonio Facci. Una storia ritrovata”, con oltre 60 opere, tra dipinti e sculture, per lo più inedite, dell’artista di Pegognaga (Mantova). L’inaugurazione inizierà con i saluti di Albertina Soliani, Presidente dell’Istituto Alcide Cervi, e di Matteo Zilocchi, Sindaco del Comune di Pegognaga, che patrocina la mostra. A seguire, l’intervento dell’esperto d’arte Sandro Parmiggiani, che porterà alla scoperta dell’artista nato nel 1911 e morto nel 1992. All’inaugurazione saranno presenti i famigliari di Facci, Doriana e Marusca Facci, Giuseppe e Giovanni Melandri. Parte delle opere visibili nella mostra saranno donate dalla famiglia all’Istituto Alcide Cervi. La mostra sarà visitabile fino al 18 giugno.


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VIDEO DELL’INAUGURAZIONE

 

Domenica 23 aprile 2023 | Ore 11
Casa Cervi | Sala Genoeffa Cocconi
Via Fratelli Cervi 9, Gattatico (Reggio Emilia) | mappa
Ingresso libero

Inaugurazione della mostra
Antonio Facci. Una storia ritrovata

Info
0522 678356 / paola.varesi@istitutocervi.it

COMUNICATO STAMPA (DOC | PDF)

Antonio Facci. Un profilo biografico
Di Sandro Parmiggiani (testo contenuto nel catalogo “Antonio Facci. Una storia ritrovata”) 

Antonio Facci nasce a Pegognaga (Mantova), in una famiglia poverissima, il 31 dicembre 1911. Comincia a lavorare a undici anni in una stalla e, seguendo un’innata vocazione per il disegno e la pittura, frequenta la Scuola d’Arte e Mestieri di Suzzara, riuscendo, grazie a una borsa di studio del Comune in cui è nato, a iscriversi e a seguire i corsi dal 1934 al 1938, dell’Istituto d’Arte e successivamente dell’Accademia di Belle Arti di Firenze. Tornato a Pegognaga dopo che il nuovo Podestà del Comune non gli ha rinnovato la borsa di studio, frequenta a Suzzara i corsi del Professor Luigi Bauselli per sostenere, come privatista, gli esami finali all’Accademia. Chiamato alle armi, viene fatto prigioniero dalle forze armate americane sbarcate in Sicilia nel 1943, ed è internato prima brevemente in Africa e poi negli USA, a New York, dove tuttavia, pur sotto sorveglianza, può svolgere l’attività di imbianchino e di decoratore.

Tornato in Italia nel 1946, lavora ancora nelle stalle; si sposa con Evelina Mazza il 22 ottobre 1949: dal matrimonio nascono due figlie, Marusca e Doriana. Nei primi anni cinquanta può cominciare a svolgere l’attività, che gli è più consona, di imbiancatura e di decorazione degli interni e degli esterni di case e di edifici. Riprende a dipingere (paesaggi, nature morte, ritratti, rivisitazioni dei grandi del passato) e inizia a lavorare l’argilla, realizzando piccole sculture e bassorilievi in cui raffigura le attività del mondo, soprattutto contadino, che lo circonda. Appena gli è possibile è al cavalletto, o chinato su un tavolino di gesso che si è costruito, sul quale

modella le sue sculture. Antonio Facci scompare il 7 settembre 1992, lasciando circa duecento dipinti, un migliaio di disegni e un centinaio di terrecotte. La sua attività di pittore e scultore vien presentata per la prima e unica volta dall’8 al 12 agosto 1981 nella Scuola Media Dante Alighieri di Pegognaga, con un testo, nel pieghevole che accompagna l’esposizione, del curatore della stessa, Riccardo Lonardi. La mostra al Museo Cervi, a più di quarant’anni da quell’evento, intende rendere omaggio e ricordare sia l’uomo sia l’artista, in occasione della donazione di alcune sue opere compiuta dalla famiglia al Museo.

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