Vent’anni fa la visita di Mikhail Gorbaciov a Casa Cervi


IL PADRE DI UN SECOLO

“In queste ore si susseguono ricordi, commenti e ricostruzioni su un grande uomo del secolo trascorso, Mikhail Gorbaciov. Se n’è andato in silenzio, ieri, dopo un lungo decorso di oblio e malattia. Un protagonista della storia che ci mancava già da tempo, in vita. E che ora mancherà ancora di più.
Anche Casa Cervi ha il suo ricordo speciale, privilegio di essere un luogo dove accadono cose straordinarie, e le persone possono toccare con mano la storia, chi l’ha fatta e chi la testimonia. Il 6 luglio del 2002 Gorbaciov faceva visita alla casa dei sette fratelli Cervi, e porgeva un commosso omaggio ai familiari. Maria Cervi lo abbracciò per prima, davanti ad un foltissimo pubblico che faceva da ala all’evento, e da corteo alla storia in persona che passava, in quel momento, sotto il portico del Museo di Gattatico. In molti anni, e molte visite importanti, raramente si può testimoniare un’emozione di quella portata. All’epoca Mikhail Gorbaciov era “solo” un Premio Nobel per la Pace, ma non una Pace qualunque: era colui che aveva spento (non da solo) il fragore sinistro della Guerra Fredda, ormai insostenibile per i cittadini di tutto il mondo, alla fine del XX secolo. Da oltre 10 anni era uscito di scena, e se il suo astro era precipitato in patria molto presto, nel resto del mondo e non solo in Occidente la proporzione della sua figura politica era ancora immensa.
Parlò da statista, quale non aveva mai smesso di essere; parlò da antifascista, ben conscio della portata del luogo e del gemellaggio autentico tra popoli resistenti, i Russi come gli Italiani; parlò da uomo del suo tempo, da illustre contemporaneo delle speranze di tutti i presenti, certamente toccato dal calore del pubblico e dalla storia che era venuto a conoscere attraverso l’incontro con la famiglia Cervi.
Sono passati esattamente 20 anni, giorno più giorno meno, da quella “visita molto speciale”, come recita l’album delle foto nell’archivio dell’Istituto Cervi. Vent’anni da quell’alba di secolo nuovo che nelle stesse parole di Mikhail Gorbaciov era carica di speranze, di desiderio di Pace, di Europa. In quegli anni, egli presiedeva una fondazione che si occupava di salute pubblica nel mondo, e soprattutto di acqua. Come a dire, si occupava della vita stessa. Ad osservarli da vicino questi due decenni, parrebbero passati invano, se non addirittura a ritroso lungo quelle sfide che lui stesso elencava a Casa Cervi: la stabilità, la democrazia, l’abolizione dei conflitti, la sconfitta delle disuguaglianze del mondo, le risorse essenziali per la vita e lo sviluppo.
Il suo secolo era il nostro secolo: questo ‘900 che ancora non accenna a mollare la presa, e ci insegue vent’anni e oltre nel futuro. Il suo secolo era quello che lui aveva ereditato dai padri, per poi cambiarlo, con scelte coraggiose e consapevoli, sempre anteponendo il corso della storia alle proprie sorti personali. Pagò di persona questo coraggio, e lo pagarono anche tanti suoi concittadini che infatti ne hanno molto presto disconosciuto la grandezza. Il suo secolo era diventato il secolo breve, proprio perché lui stesso aveva contribuito a chiuderlo. Fece di più, in realtà: terminando il XX secolo, cercò di salvarlo. E cercando di salvarlo provò a salvare la storia, non certo farla finire
Mikhail Gorbaciov diventò un possibile padre del secolo venturo, perchè la vicenda dell’umanità potè (poteva) dischiudersi verso altri orizzonti: è la differenza tra gli artefici della storia e i semplici testimoni di passaggio. E mentre la sua scomparsa riempie i giornali di tutto il mondo, ancora per qualche ora, resta sospesa una domanda, immobile in questa atmosfera pesantissima che ammorba il presente: che ne abbiamo fatto di quel messaggio, di quel coraggio, e di quel sacrificio?
E’ così che lo ricordiamo, da Casa Cervi. Con questa amara, inevitabile domanda, e con il ricordo delle sue parole più belle, pronunciate per noi allora: “Nelle grandi sfide della storia, la vicinanza morale tra le genti conta molto di più di quanto non contino milioni, milioni di parole.”

Mirco Zanoni
Coordinatore culturale Istituto Alcide Cervi
31 agosto 2022

 

L’INTERVENTO DI MIKHAIL GORBACIOV A CASA CERVI – 6 Luglio 2002
Scarica l’intervento

«Un saluto a tutti. Io conosco solo due o tre parole in italiano, e sono veramente dispiaciuto di non poter esprimere tutte le mie sensazioni qui con voi, oggi, nella vostra lingua.
Nella mia vita ho vissuto tante esperienze, visto tante cose. Rimango sempre, però molto colpito ed emozionato quando sono di fronte al racconto dei fatti eroici, dei sacrifici, di tutto ciò che riescono a fare le persone comuni per difendere la propria dignità e la vita. Di fronte all’esempio di questa storia, avverto la sacralità della memoria: rimanere senza di essa, lasciare indietro l’esempio dei nostri eroi, ci priverebbe della possibilità di costruire un futuro migliore.
Quante vite umane, quanti sacrifici sono stati fatti, quanti gesti di ordinario eroismo sono stati compiuti per sconfiggere il pericolo fascista! Io conosco il destino, veramente drammatico del popolo italiano, che ha vissuto in questi anni difficilissimi: il potere della dittatura ha umiliato il popolo italiano, e lo ha portato in una guerra terribile stringendo il patto nazifascista con Hitler. Ma il popolo non ha accettato questa scelta, sinonimo di miseria, lutti e ingiustizie, e ha così cominciato il movimento di Resistenza, che si è fatalmente incontrato con la lotta per la libertà degli altri popoli d’Europa, fino alla sconfitta del nazismo e del fascismo.
Il fatto stesso che proprio in questa casa, una sola famiglia ha perso ben sette fratelli, sette figli, evoca lo spirito estremo di quella lotta. In quel sacrificio si rispecchia il sentimento profondo di tutto il popolo italiano, popolo amante della libertà, della dignità.
Voi sapete, ovviamente, che il popolo sovietico ha subito più di tutti, ha portato il fardello più grave e più difficile, quello di combattere il nazismo sul campo di battaglia della propria terra. La sconfitta dell’invasore nazista è costata alla popolazione immani sacrifici, sofferenze inimmaginabili. Un dato per tutti: sono caduti in quella battaglia 27 milioni di cittadini sovietici. Una perdita tale che ancora oggi la nostra nazione fatica a risollevarsi da quell’ecatombe. Vi porto l’esempio di un caso nella provincia di Cuban, nella regione di Grasnodar: una famiglia contadina con 10 figli li ha visti partire a combattere e nessuno di loro è tornato. Per cui noi comprendiamo perfettamente i sentimenti, le sensazioni e le emozioni che trasmette questa Casa museo. Così come comprendiamo e sottoscriviamo il messaggio di speranza che qui si respira: nel percorso del Museo ho visto le foto di una famiglia che è sopravvissuta ed ha prosperato, ho visto i nipotini crescere e correre per il cortile della cascina. Ho visto, insomma, la vita che va avanti e continua, proprio come il raccolto che evocava il vostro Papà Cervi. Questo è il modo più bello di onorare i caduti, che così saranno sempre ricordati sia nella famiglia, sia nella vostra terra.

Ovviamente molte cose sono cambiatela allora: anche la guerra fredda è finita, nello sforzo comune che abbiamo fatto tutti insieme per comprenderci l’un l’altro. Soprattutto per porre fine alla corsa agli armamenti, in particolare agli armamenti nucleari. All’epoca del mio incarico di leader dell’Unione Sovietica, non posso che dire di aver avuto rapporti di collaborazione veramente molto stretti con i dirigenti italiani dell’epoca. Ci fu un rapporto di comprensione reciproca veramente profonda con la classe dirigente del vostro Paese. Io stesso, venendo spesso in Italia, conoscevo da capo di Stato e conosco tutt’ora l’atteggiamento del popolo italiano verso il nuovo corso della nostra patria, quando abbiamo deciso di porre fine alle condizioni di negazione della libertà e al regime totalitario; abbiamo cominciato, anche stimolati dai rapporti amichevoli con altri nazioni, a costruire una nuova cittadinanza. Non soltanto nel nostro paese, ma anche in Europa e in tutto il mondo abbiamo inaugurato rapporti di tipo nuovo, rapporti aperti e amichevoli. Per la nostra nazione è quanto mai essenziale la costruzione di un nuovo ordine internazionale, anche se il mio Paese sta ancora facendo i conti con una lunga transizione, in cui convivono spinte nuove regolate da un sistema ancora troppo debitore verso il passato. Anche per questo, la mia preoccupazione va alle opportunità che si sono aperte dopo la fine della guerra fredda, e che rischiamo di disperdere senza uno sforzo comune per la democrazia, la libertà, la giustizia per tutti.
Negli ultimi tempi, molti esponenti politici di prestigio confermano questa mia idea, vale a dire un diverso approccio nei rapporti multilaterali; a questa intendimento hanno dato il proprio appoggio morale anche diverse gerarchie religiose in tutto il mondo, come il patriarca di Russia Alessio II° e Papa Giovanni Paolo II°. Lo stesso Papa Woytila ha speso parole veramente significative per una nuova agenda internazionale, che abbia al centro l’uomo, i suoi diritti, la giustizia per tutto il creato.
Sono convinto che molte cose dipendano dallo sviluppo della politica in Europa. L’Unione Europea avrà la forza che ha bisogno se sarà affiancata anche dalla partecipazione della Russia, in un rapporto tra eguali con la grande potenza degli Stati Uniti d’America. E’ una speranza che noi esprimiamo, perché un’Europa unita e forte potrebbe diventare motore del rinnovamento di tutto il mondo.
Per il momento sono soltanto speranze, le cose hanno appena cominciato a muoversi. D’altro canto, è chiaro a tutti l’emergenza che il nostro pianeta sta affondando, questioni sulle quali dobbiamo rapidamente colmare il nostro ritardo politico e decisionale. Oggi, 2miliardi e 800 milioni di persone nel mondo, cioè quasi la metà della popolazione globale, vivono con due dollari al giorno, cioè, detto in termini chiari, molti di loro non vivono ma sopravvivono, e a malapena riescono a farlo. Quasi la metà della popolazione mondiale, soprattutto abitanti delle grandi città, non hanno accesso all’acqua potabile. L’80% delle malattie, secondo i dati statistici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono provocate dall’uso di acque di bassa qualità. Su questi temi siamo chiamati a rispondere: se noi non poniamo fine alla povertà e alla arretratezza, le conseguenze saranno drammatiche, e sommergeranno anche il mondo cosiddetto “civilizzato”.
Ristabilire un rapporto virtuoso tra l’uomo e l’ambiente non è questione che riguarda solo l’ecologia, ma anche la giustizia sociale e i rapporti tra un uomo e l’altro. La tendenza non è incoraggiante: l’atmosfera è inquinata, i corsi d’acqua faticano a reggere la mole di sostanze che l’industria vi riversa, gli oceani si allargano, le foreste vengono abbattute. E’ un cambiamento radicale dell’ambiente dove l’umanità è nata e dove l’umanità sta vivendo. Il mondo sta aspettando le decisioni del futuro Forum di Johannesburg dedicato ai problemi dell’ecologia. La memoria dei caduti degli uomini che hanno sacrificato le loro vite con la speranza di garantire ai figli una vita migliore, una vita felice, questa memoria dovrebbe suggerirci di continuare questa lotta e di garantire, come per la pace, la salvezza dell’ambiente.
Per concludere, ancora un saluto e un sentimento di amicizia tra i nostri due popoli: i Russi amano il vostro Paese e ripongono nel sistema Italia grande fiducia. Grandi progetti si stanno realizzando insieme agli operatori economici italiani, sulla base del principio del reciproco interesse. Sappiamo che il Governo italiano è favorevole allo sviluppo di un nuovo tipo di rapporti, tra la Russia e l’Unione Europea, tra la Russia e la Nato. Noi apprezziamo questa posizione italiana, il che vuol dire che noi oggi viviamo la nuova tappa di quella collaborazione che abbiamo vissuto già in passato. Quel passato che ha visto i nostri popoli, pur a grande distanza,o combattere idealmente insieme durante la seconda guerra mondiale. Questi contenuti reali di amicizia e di vicinanza morale tra le nostre genti contano molto di più di quanto non contino milioni, milioni di parole.
Davvero in chiusura, vorrei ancora una volta rendere l’omaggio più cordiale, più sincero alla famiglia Cervi, vorrei augurare un futuro sempre felice a tutti i membri della famiglia Cervi e vorrei anche augurare alla famiglia di diventare sempre più numerosa. Gli stessi auguri che rivolgo a tutti voi presenti oggi».

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