Percorso storico di visita negli ambienti di Casa Cervi

 

Sabato 27 e domenica 28 settembre 2025 
Casa Cervi | mappa e orari

GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2025

In occasione dell’edizione 2025 delle Giornate Europee del Patrimonio, intitolata Architetture: l’arte di costruire, il Museo di Casa Cervi propone un viaggio speciale tra i suoi spazi espositivi, per riscoprire le funzioni originarie degli ambienti e la loro storia.

IL MUSEO DI CASA CERVI

Casa Cervi sorge su un podere chiamato I Campirossi. È una tipica casa colonica del territorio, costruita all’inizio del Novecento secondo il modello reggiano-modenese, con la caratteristica porta morta che divide la parte civile abitativa (a destra) da quella rustica, destinata alla stalla (a sinistra).

A partire dagli anni Cinquanta, la Casa inizia a trasformarsi spontaneamente in Museo: un pellegrinaggio laico porta migliaia di visitatori a conoscere la storia dei Cervi, la Resistenza e l’antifascismo. Questo accade quando ancora la famiglia, con il patriarca Alcide Cervi, abita nella casa. Alcide morirà nel marzo del 1970; negli anni successivi i suoi nipoti e le vedove dei quattro fratelli sposati si allontaneranno progressivamente dall’abitazione, pur restando legati al territorio.

Il passaggio da casa a Museo è un processo lungo, che culmina con l’acquisto della proprietà da parte della Provincia di Reggio Emilia nel 1975. I Cervi, infatti, erano arrivati qui come affittuari nel 1934.

Nel dopoguerra si susseguono numerosi interventi per riparare i danni di incendi e vandalismi subiti durante la guerra. Negli anni Sessanta la casa viene ampliata e sopraelevata di un piano nella parte abitativa che affaccia sul parcheggio: nascono nuovi spazi per la numerosa famiglia e, al tempo stesso, la prima sala espositiva (oggi Sala 6 del percorso museale), dove trovano posto i tanti doni dei visitatori e dei numerosissimi gruppi organizzati che sempre più numerosi giungevano a Casa Cervi.

IL PERCORSO DI VISITA

È l’affaccio a sud della Casa, quello da cui i Cervi entrarono l’11 novembre 1934.

Quattro pannelli accolgono i visitatori: introducono al percorso illustrando il territorio e la Casa. Sono un invito alla lettura, prima di addentrarsi nella visita.

Questo spazio, oggi dedicato all’introduzione, era un tempo luogo di lavoro e di vita contadina: vi si trovavano il serraglio per i vitelli, l’orto, gli alberi da frutto, le arnie per le api. La vasca era un pozzo artesiano.

I pannelli riportano testi esplicativi e bassorilievi in terracotta, opere dell’artista Mario Rosati. Per realizzarli, Rosati si è ispirato a testimonianze e scritti sulla famiglia Cervi.

La sveglia, La vecchia quercia, Il toro Battista, Dopo un raccolto ne viene un altro: sono i temi dei bassorilievi monocromi, accompagnati da incisioni che evocano la vita contadina, le abitudini quotidiane, il ritmo delle stagioni. Brevi squarci di vita che introducono al racconto della Casa Museo, ancorando l’articolato percorso di visita ai valori fondativi della Famiglia Cervi.

La porta morta, sorta di baricentro della Casa, coincide oggi con l’ingresso del percorso di visita. È rivolta a sud, come l’intera facciata della Casa Museo.

La parte finale della porta morta, a nord, ospita oggi il punto di accoglienza e il bookshop. Un tempo, invece, qui si trovavano cataste di legna e balle di fieno: una parete funzionale al lavoro contadino ma anche una protezione contro il freddo e i venti del nord.

Quella che oggi è la prima sala della visita era, al tempo della Casa contadina, uno stallino aggiunto dai Cervi e destinato agli animali giovani. Oggi un grande proiettore, collocato sul fondo, accoglie i visitatori con un video che introduce alla vicenda della Famiglia Cervi. Una didascalia, sempre sul fondo, racconta la storia del proiettore.

Per entrare nella Sala 2 occorre attraversare la seconda porta morta.

Questi ambienti, quando i Cervi arrivarono nel 1934, non esistevano ancora: furono costruiti tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta, perché l’aumento del bestiame rendeva necessaria una seconda stalla e quindi un portico per collegarla alla parte originaria della Casa. È così che la Casa Museo Cervi si distingue dal modello reggiano-modenese, proprio per la particolarità delle due porte morte.

Dopo la visita alla Sala 2 (la seconda stalla), attraversando di nuovo la seconda porta morta si accede alla Sala 3, ovvero a quella che era originariamente la stalla principale. Incendiata al momento della cattura dei Cervi da parte dei fascisti e successivamente ricostruita, insieme al fienile che la sovrasta, conserva la volumetria originaria, con i gradoni laterali dove erano collocate le mangiatoie per gli animali.

Gli interventi di restauro hanno riproposto la struttura originaria anche nei materiali, mentre l’allestimento intende recuperare il valore sociale della stalla: luogo di incontro della Famiglia, del filos intorno al telaio — che spesso veniva collocato proprio qui — per la tessitura durante i mesi invernali, quando ci si ritirava presto nelle case e nel calore delle stalle.

IL PIANO TERRA

Nelle abitazioni contadine gli spazi, la disposizione delle stanze e degli oggetti erano pensati in funzione delle esigenze concrete di vita e di lavoro.

Sul corridoio si affacciano due ambienti: la cucina a destra e la cantina a sinistra.

La cucina conserva ancora oggi la sua dimensione originaria. Le finestre si aprono sulla facciata della Casa, a sud. Il camino la rendeva l’unica stanza riscaldata. Per le dimensioni ridotte, la Famiglia si divideva, utilizzando soprattutto d’estate la stanza adiacente, che oggi ospita il racconto del dopoguerra.

La cantina, esposta a nord, era lo spazio più fresco della Casa. Le sue dimensioni furono ridotte negli anni Sessanta, quando l’abitazione venne allungata: una parte fu destinata alla nuova zona abitativa per i famigliari che ancora vivevano nella Casa.

Dalla Sala del Dopoguerra, accanto alla cucina, si accede alla Sala della Memoria, allestita in una stanza aggiunta con l’ampliamento a est degli anni Sessanta. Lo testimonia il pavimento, che conserva la tipica marmiglia di quel periodo. Questo ambiente, un tempo accessibile direttamente dall’aia — la porta venne chiusa a metà anni Settanta, dopo l’acquisto da parte della Provincia e l’avvio della musealizzazione — era destinato ad accogliere i visitatori e ad esporre i doni offerti dal pubblico. È la prima sala a vocazione espositiva della Casa Cervi.

L’ultima rivisitazione dell’allestimento museale, che ha interessato l’intero piano terra, ha recuperato la funzione originaria di questa prima sala (oggi Sala 6), con una selezione ampia e contestualizzata degli oggetti donati.

 

IL PIANO SUPERIORE

Si possono visitare le camere dei genitori Alcide e Genoeffa Cocconi, sulla sinistra, e di fronte la camera di Gelindo e Iolanda Bigi.
La stanza di Alcide e Genoeffa è la più elegante della Casa: esposta a sud, beneficiava anche del calore del camino della cucina sottostante.

La camera di Gelindo e Iolanda è stata allestita per ragioni museali in quella che originariamente era la camera dei figli non sposati. In realtà, la loro stanza si trovava accanto a quella dei genitori, mentre accanto alla camera dei figli non sposati c’era quella di Antenore.

Con la ristrutturazione, due delle camere originarie sono state annesse alla parte nuova, frutto dell’allungamento della Casa. In origine altre due stanze — quella di Antenore e Margherita e quella di Aldo e Verina — si trovavano nel solaio, trasformato con i lavori in un vero e proprio piano, oggi non accessibile al pubblico.

 

Fra le due camere, una piccola scala conduce alla sala immersiva della Quadrisfera, allestita in quello che un tempo era il vecchio granaio, utilizzato per immagazzinare e conservare il grano anche durante l’inverno. Dopo la sosta in questa sala si accede all’area dell’antico fienile della Casa.

Lo spazio adiacente alla Sala Genoeffa Cocconi e la stessa sala erano in origine un unico ambiente: il fienile, dove venivano accumulate grandi quantità di foraggio. Vi si accedeva attraverso le ampie finestre affacciate sul cortile, oppure tramite una botola collegata alla porta morta.

Terminata la visita, uno scalone conduce all’esterno, dove si apre lo spazio del Podere dei Campirossi, un tempo lavorato dai Cervi e oggi Parco agroambientale.
Percorrendolo si possono scoprire elementi della storia del paesaggio di pianura, l’imponente opera di Mario Pelizzoni e, più a nord, il Bosco cooperativo.

Il rapporto tra la Casa e il territorio è molto stretto: strutture e ambienti erano costruiti in diretta relazione con il lavoro nei campi e con le attività produttive. Non esisteva una separazione netta tra “dentro” e “fuori”. Il recente riallestimento delle sale espositive al piano terra del Museo ha cercato di mantenere vivo questo legame, valorizzando gli spazi esterni e le loro connessioni.

Sulla destra è ben visibile il radar per le rilevazioni meteorologiche, che il Collettivo FX ha trasformato in un originale “distributore di idee resistenti”, riconoscibile anche da lontano.

Prova anche

Protetto: Istituto Cervi e Università degli Studi di Milano: convenzione triennale di collaborazione scientifica

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