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Cari Amici_di Albertina Soliani

Gattatico, 1° Agosto 2019

Cari Amici,
sabato scorso sono stata a Montalto Marina, in provincia di Viterbo, al Revolution Camp, il villaggio studentesco, organizzato da Rete degli Studenti Medi e da UDU – Unione degli Universitari. In tenda, nella grande pineta, con il vento che annunciava il temporale ampiamente previsto. Ho vissuto in diretta con centinaia di studenti la consapevolezza dei cambiamenti climatici, del futuro della vita a rischio.
Abbiamo parlato di fascismo e antifascismo, a partire dalla pastasciutta dei Cervi. Perché allora, perché oggi. Abbiamo parlato della storia che non si insegna, del nucleo di valori, pagato a carissimo prezzo, che il ‘900 ci ha consegnato con la Resistenza. Per il resto, delle culture politiche del secolo scorso, dei suoi movimenti e dei suoi partiti, pochissimo può essere utilizzato oggi. I giovani si fanno domande sul presente e sul futuro, le risposte vanno cercate adesso, sono nelle loro mani. Quelli della mia generazione possono solo essere dei testimoni. In dialogo con loro.
È stato un incontro molto stimolante, vedi il futuro con i loro occhi e passi al setaccio, lasciando cadere tutta la pula, la tua esperienza e il testimone che devi lasciare.
Le domande del tempo che stiamo vivendo sono grandi e di lunga prospettiva. Esprimono il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, come dice Papa Francesco. Ieri, tornando in treno da Roma, leggevo Lezioni cinesi di Francesco Grillo, un saggio su quello che sta accadendo in Cina e che interroga l’Occidente. Il Myanmar è lì. Le grandi novità dell’Asia stanno segnando il nuovo secolo. L’Europa sta perdendo fiducia in se stessa, rischia di uscire dal confronto con il mondo nuovo, la stessa democrazia è da reinventare. I populismi e i nazionalismi sono il frutto della paura nel vuoto lasciato dal sogno nuovo che non c’è. Sono cambiamenti molto affascinanti, i giovani li stanno vivendo, a loro ho detto di studiarli, di approfondire, per guidarli da protagonisti bisogna possederne le chiavi di lettura.
Ieri, a Roma, ho incontrato un professore dell’università, ha studiato a lungo la Grecia, nella sua ultima crisi che coincide con la crisi dell’Europa. Da questa terra, molti secoli fa, gli uomini hanno fatto nascere la democrazia. Oggi, essa può rinascere nell’incontro tra Oriente e Occidente, mentre gli sconvolgimenti “climatici”, da Trump a Putin, da Erdogan a Bolsonaro, dai paesi dell’Est europeo in mano alle destre a “quelli” di casa nostra, stanno semplicemente mettendo in luce la scomparsa del sogno antifascista, il vuoto di una visione del mondo del XXI secolo fondata sul principio dell’umanità: la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, la pace.
È in gioco l’essenziale, e con questa bussola noi possiamo leggere la storia del passato e individuare con certezza gli obiettivi che stanno davanti a noi.
Nell’ultimo incontro con Aung San Suu Kyi, a Naypyidaw, il 9 luglio scorso, lei ci ha detto: “Nel dopoguerra vi erano grandi ideali, grandi speranze, e grandi personalità che li incarnavano. Poi, nei decenni successivi, l’avidità del denaro ha avuto la meglio sugli individui e sui Paesi. Oggi il trend del mondo è negativo, noi dobbiamo lottare per cambiare questo trend e trasformarlo in positivo”.
Cari Amici, siamo tentati ogni momento di raccontare quello che vediamo e quello che sentiamo, di commentare i tweet con altri tweet. Abbiamo così bisogno, invece, di guardare all’essenziale, di capire che cosa sta cambiando la nostra epoca e verso dove stiamo andando. Abbiamo bisogno di capire che ciascuno di noi, nella propria coscienza, deve prendere posizione. Nell’epoca dei radicali cambiamenti, come nei mesi della Resistenza, il cambiamento del mondo fu posto nelle mani dei pochi, all’inizio, che credettero con tutte le loro forze nella possibilità del cambiare il corso delle cose. Fossero i contadini, come i fratelli Cervi, o gli operai in rivolta delle Reggiane, fosse Winston Churchill e quanti, tra i responsabili delle nazioni, sentirono che tutto era in gioco, e principalmente la sopravvivenza dell’umanità e dei suoi valori. È con loro che noi siamo nati alla libertà.
Al Revolution Camp, uno studente ha chiesto come mai i cambiamenti nella storia nascono da chi è subalterno, dai più poveri, dal terzo stato. Ho risposto che sono i poveri a volere il cambiamento, per sé e per i propri figli. La cosa più importante, oggi come ieri, è avere la lente giusta per leggere il presente e il futuro. I cambiamenti, diceva Bonhoeffer, vengono solo dal basso. Queste poche, essenziali cose, andrebbero messe nella bisaccia per il cammino che le nuove generazioni devono percorrere, tra sfide e opportunità, nuove tecnologie e nuove ingiustizie. Ho parlato di pensiero critico, una studentessa di liceo mi ha detto che queste parole l’avevano colpita, a scuola non erano di casa.
Ho scritto di recente un articolo I giovani e la memoria, sulla rivista Innovatio Educativa.
Le nuove generazioni hanno in sé l’energia per assumersi il compito di cambiare il mondo. La città dagli ardenti desideri è il titolo del libro di Bernardo Gianni che raccoglie il testo degli esercizi spirituali di Pasqua tenuti in Vaticano a Papa Bergoglio e ai suoi quest’anno. La città è la Firenze di La Pira, che è poi Gerusalemme. Ed è l’umanità. Solo gli ardenti desideri di una nuova umanità possono cambiare la storia.
Solo di questo dovremmo occuparci, senza perdere tempo in tante cose decisamente inutili.

Sapete che nelle prime due settimane di luglio sono stata di nuovo in Birmania. Con la Fondazione Don Carlo Gnocchi, che ha intenzione di lavorare in Myanmar nei prossimi anni. Con Antonella Battiato, che organizza le missioni internazionali della Fondazione, con Gianluigi Sacella, fisioterapista, e con Anna Mazzucchi, neurologa. Abbiamo incontrato la disabilità e i problemi della riabilitazione. Ambienti poverissimi, ma grande vivacità degli operatori, dei medici, delle suore. Grande povertà di mezzi, dopo decenni di dittatura, grandi competenze e speranze. C’è il desiderio di lavorare insieme. Ho capito che ingaggerebbero subito Anna nel reparto di Riabilitazione dell’Ospedale Generale di Yangon. Gli scambi ormai sono intensi, tra Yangon e l’Università di Parma.
Mentre gli amici della Fondazione Don Gnocchi erano a Taunggyi, io a Yangon incontravo rappresentanti delle diverse religioni per favorire il processo di riconciliazione e di pace. “Una riabilitazione spirituale”, come l’ha chiamata Aung San Suu Kyi.
Con Andrea Castronovo, che rimarrà in Birmania fino ad ottobre, per uno stage della sua università, la Cattolica di Milano, sul processo di pace in Myanmar, ho incontrato molte persone che lavorano per costruire la nuova Birmania.
Con lui, con Thura Tun e con Gerardo, ho incontrato Min Ko Naing, a casa sua in occasione della morte di suo padre. Min Ko Naing è stato uno dei capi della rivolta studentesca dell’8-8-1988, è stato per 23 anni in carcere, ora si occupa di formazione dei giovani. Potrebbe essere al governo del Paese, con Aung San Suu Kyi, ma ha scelto questa strada. Forma i giovani principalmente con l’arte e l’etica. Lui stesso dipinge. Abbiamo parlato a lungo, non è mai stato in Italia, sarebbe molto contento di venirci, di incontrare i giovani di qui. Gli ho promesso che troveremo il modo. A suo tempo la città di Milano gli aveva conferito la cittadinanza onoraria.
Il mondo nuovo nasce dal basso, dai sotterranei della storia, da quelli che hanno sofferto, solo la loro autorità è autorevole. Il chiacchiericcio quotidiano della politica del nostro Paese sarà spazzato via. Nessuna autorevolezza deriva da esso, tranne il conferimento della rappresentanza da parte degli elettori. Perciò il cambiamento non può nascere che da loro. Di nuovo, lavorare con il popolo è l’unica strada da percorrere. È il lavoro che facciamo a Casa Cervi.

Per continuare la nostra amicizia con il popolo birmano, per capire insieme il mondo e il nostro posto in esso, organizziamo come sempre il viaggio annuale in Birmania.
Tra dicembre e gennaio, dal 22 al 31 dicembre, oppure dal 26 dicembre al 4 gennaio. Abbiamo visto, con le diverse compagnie aeree che i prezzi possono variare a vantaggio del primo periodo.
Invitiamo tutti gli interessati a farci sapere per tempo, e cioè nei prossimi giorni, se sono interessati e con quale preferenza di periodo.
Sappiamo tutti che i costi sono impegnativi, sappiamo anche che chi può scegliere un viaggio come questo investe in cultura e in amicizia in un modo irripetibile.
Vi auguro giorni buoni e intensi, ovunque voi vi troviate.
Continuerò a lavorare, secondo le indicazioni della vita.
Parecchio a Casa Cervi, un cantiere di idee, di persone, di eventi continuo. Dopo il campo di Libera, a giugno, e il Festival Teatrale di Resistenza, a luglio, avremo la Scuola di Paesaggio Emilio Sereni, XI edizione sul tema “I paesaggi dell’acqua”, dal 27 al 31 agosto, con la lectio magistralis il 27 alle ore 16 di Stefano Zamagni, economista e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
A settembre, da lunedì 9 a venerdì 13, si terranno le Lezioni di Casa Cervi sul tema “L’Italia è una Repubblica democratica”. È l’apertura di una scuola di etica civile diretta da Maurizio Viroli.
Seminiamo, dopo un raccolto ne viene un altro.
Buona estate. Spero di incontrarvi, in un posto o nell’altro.
Molti cari saluti
Albertina Soliani

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