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Intervista alla Compagnia Pietribiasi/Tedeschi> Sotto la grande quercia

Blog a cura di Raffaella Ilari
con approfondimenti e interviste agli organizzatori, agli ospiti e al pubblico
del 18° Festival di Resistenza
 

Dal trattore all’archivio. Dalla Famiglia Cervi a Emilio Sereni

Intervista a alla Compagnia Pietribiasi/Tedeschi
Di Raffaella Ilari 

Connessioni: questa la parola centrale per raccontare “Dal trattore all’archivio” appuntamento fuori dal Festival Teatrale di Resistenza e che, proprio grazie al teatro, crea un ponte tra Casa Cervi e un altro importante luogo di ricerca e memoria dell’Istituto Cervi quale la Biblioteca Archivio Emilio Sereni. Un oratorio in musica dedicato al dialogo intellettuale e paesaggistico tra la famiglia Cervi ed Emilio Sereni. Due edifici a confronto, due storie di vita, di memoria, politica e resistenza per parlare di progresso e intellettuali.
Ne parliamo con la Compagnia Pietribiasi/Tedeschi che lo ha ideato e curato, testo di Pierluigi Tedeschi, regia Cinzia Pietribiasi, con Pierluigi Tedeschi e Katia Capiluppi, musiche e canzoni di Rocco Rosignoli, quinto capitolo del progetto pluriennale #memoriedelsuolo che la Compagnia porta avanti alla ricerca di luoghi e comunità in varie parti d’Italia..

Da Maria Cervi a Emilio Sereni: cosa vi ha ispirato nella creazione di questo ponte teatrale, narrativo e ideale?
Pur essendo due famiglie più che mai lontane per origini, classe sociale e censo, la parola chiave che lega in maniera chiara e forte la famiglia Cervi (dal patriarca Alcide, ai sette fratelli, a Maria Cervi) alla famiglia Sereni (dal padre ai tre fratelli Enrico, Enzo ed Emilio) è “Progresso”. Gli edifici della Casa Museo Cervi e della Biblioteca Archivio Emilio Sereni sono diventati per noi un’opportunità per pensare ad un viaggio alla scoperta di queste nuove e inedite connessioni: dalle memorie della famiglia contadina, progressista e resistente, alle memorie dell’intellettuale, progressista e resistente.

Come si svolgerà questo viaggio tra Casa Cervi e la Biblioteca Sereni?
Sarà un viaggio in tre tappe dove ad ogni tappa il pubblico potrà comodamente sedersi ed ascoltare le parole e la musica. Partiremo dalla Casa Museo Cervi, dall’aia della grande fontana e dal porticato che ospita il trattore e al mappamondo, poi ci sposteremo nel cortile accanto alla Biblioteca Archivio Emilio Sereni ed infine nella sala conferenze dedicata a Maria Cervi.

Questo lavoro rientra nel vostro più ampio progetto #memoriedelsuolo. Come si inserisce in questo contesto?
Il nostro progetto pluriennale #memoriedelsuolo giunge con il progetto “Dal trattore all’archivio” alla sua quinta realizzazione. Abbiamo attraversato piccole comunità dell’Appennino umbro e reggiano, abbiamo lavorato in un quartiere cittadino, ci siamo cimentati con il tentativo di riformulare la narrazione della memoria resistenziale e non solo. A seconda delle situazioni abbiamo cercato d’integrare la raccolta di testimonianze audio e video con l’utilizzo delle nuove tecnologie, la ricerca sulle carte d’archivio e forme più convenzionali di teatro esplorativo e di narrazione.

Che tipo di contributo musicale darà Rocco Rosignoli?
Rocco Rosignoli così racconta la collaborazione con la Compagnia Pietribiasi/Tedeschi: “Con Pierluigi e Cinzia porto avanti una collaborazione ormai da alcuni anni. Condividiamo la voglia di fare memoria attraverso le arti che umilmente professiamo, e una sensibilità affine che rende la collaborazione molto fluida. In questo spettacolo creo alcune atmosfere servendomi dell’armonium indiano, uno strumento a mantice raro da vedere e dal suono suggestivo. Naturalmente non manca la chitarra, il mio primo strumento, né il violino, col quale accompagnerò il pubblico nelle diverse “location” del museo in cui lo spettacolo si svolgerà. Poi ci sarà un finale a sorpresa, in cui la musica avrà un suo ruolo importante. Ma per ora non sveliamo nulla!”
Quale il legame con l’oggi?
Il legame con l’oggi è molto preciso e chiaro per noi: qual è oggi il giusto modo di declinare la parola progresso? Quale il ruolo dell’intellettuale? Parola che sembra essersi trasformata per successivi slittamenti e disintermediazioni fino a raggiungere quasi un valore negativo e spregiativo. Il ruolo della cultura, dello studio, del sapere, sono di certo stati centrali sia per una famiglia contadina come quella dei Cervi, che per una famiglia dell’alta borghesia ebraica come quella dei Sereni. Oggi davvero non abbiamo più bisogno di conoscere storie come le loro?

 

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