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Cari Amici_di Albertina Soliani

Gattatico, 26 giugno 2019

Cari Amici,

tra la Birmania e l’Italia, tra Naypyidaw e Brescello, seguo con passione le sorti della democrazia. La stessa in ogni luogo.

Ieri mattina nuovi arresti a Brescello e a Piacenza hanno riconfermato il ruolo della ‘ndrangheta a casa nostra. La sera precedente ero alla riunione della Commissione per la legalità che il Comune di Brescello, la cui Amministrazione è stata sciolta per mafia nel 2016, ha istituito un anno fa. Ne faccio parte a nome dell’Istituto Cervi, insieme ai rappresentanti di altri enti e associazioni.

È a Casa Cervi che tre anni fa abbiamo chiamato Nando Dalla Chiesa perché ci aiutasse a capire come mai la ‘ndrangheta era arrivata nella terra dei Cervi. In seguito Legacoop Emilia Ovest gli ha commissionato una ricerca sulla penetrazione mafiosa nel reggiano, e la Cgil una ricerca su Brescello. Entrambe sono state rese pubbliche. Ora Nando Dalla Chiesa e Federica Cabras, sua collaboratrice all’Università Statale di Milano, hanno pubblicato un libro, Rosso Mafia. La ‘ndrangheta a Reggio Emilia (Bompiani, 2019), che racconta la ricerca e si legge come un romanzo. L’abbiamo presentato a Bologna il 14 giugno scorso, due giorni dopo io partivo per la Birmania.

Intanto Nando pubblicava su Il Fatto Quotidiano del 17 giugno un articolo su Antonella De Miro, la Prefetta di Reggio Emilia che negli anni scorsi ha visto il fenomeno mafioso anche da noi, e su di me, che vi allego.

È un impegno per la democrazia, questo della lotta alla mafia. Un’altra Resistenza. L’Emilia Romagna ne ha già fatta una, settantacinque anni fa, può farne una seconda. Deve farla, con la stessa consapevolezza e la stessa determinazione di allora. Il tempo è adesso, siamo già in grande ritardo.

I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro della nostra regione. Sarà decisivo il suo sogno, unico nel panorama politico italiano, sarà decisiva la sua volontà di cambiamento, la sua fede nella democrazia.

Le elezioni si vincono con il coraggio, non con la paura.

Sono stata in Birmania nei giorni scorsi, e già sabato prossimo vi ritorno. Mi fermerò là fino a metà luglio. Condividere vuol dire anche questo.

La recente missione della Regione Emilia Romagna guidata dall’Assessore alla Sanità, Sergio Venturi, e dell’Università di Parma, guidata dal suo Rettore Paolo Andrei, ha sancito una collaborazione stretta con il Myanmar nel campo della sanità, del food, dell’insegnamento della lingua italiana, del patrimonio artistico e culturale, dell’organizzazione del sistema universitario.

Nel prossimo viaggio accompagnerò operatori della Fondazione Don Gnocchi, tra i quali la nostra amica neurologa Anna Mazzucchi, che lavoreranno nel campo della riabilitazione e della disabilità.

E verrà con me il giovane amico Andrea Castronovo, studente dell’Università Cattolica di Milano, per uno stage sul percorso di riconciliazione e di pace in Myanmar.

Abbiamo incontrato Aung San Suu Kyi. Sempre gentile e generosa con tutti noi. Abbiamo parlato dei giovani, in Birmania e in Italia.

In quei giorni aveva scritto una lettera a Than Shwe, il grande vecchio generale degli anni dei suoi arresti. Una lettera di condoglianze per la morte di un suo genero, un militare.

La riconciliazione è la grande sfida di Aung San Suu Kyi oggi, come sempre il destino della sua patria passa attraverso la sua vita.

L’ho incontrata ancora il giorno dopo, alla festa del suo compleanno che tutto il Paese ha festeggiato. Lei è la Madre. Eravamo in Parlamento, la mattina del 19 giugno. Con i parlamentari dell’NLD, ma anche con tutti gli impiegati e gli operai. A tutti ha fatto distribuire cibo.

Ha anche detto: “Il tempo passa anno dopo anno. Voglio che ogni individuo guardi a ciò che ha fatto di prezioso per sé e per gli altri in quest’anno e sia determinato nel fare cose ancora più preziose nei prossimi anni, come regalo di compleanno per me”.

A tavola con lei, ho conversato con la moglie dell’ex Presidente della Repubblica, che conoscevo. Stavano ricordando le loro difficoltà sotto la giunta militare, e ha aggiunto: “Ma adesso non ne parliamo con nessuno, non vogliamo alimentare tensioni, vogliamo portare concordia”. Sono consapevoli che stanno ricostruendo la nazione, sanno come si devono comportare, hanno una missione.

Ho pensato con grande tristezza alla nostra politica qui in Italia.

Ho incontrato molti amici là, e altri incontrerò nella prossima visita. Un grande dono reciproco, la nostra amicizia, loro sanno che non sono soli.

A Casa Cervi, domenica scorsa, ho incontrato i ragazzi di Libera al loro campo nazionale. Sono il nuovo raccolto sui campi dei Fratelli Cervi.

Il 29 giugno, alle 21, nella Piazza Matteotti di Brescello, anche per iniziativa del Cervi, si terrà l’Oratorio II di Resistenza Democratica, una rappresentazione teatrale su Giuseppe Di Matteo, ucciso dalla mafia. Gli attori sono cittadini di Brescello, e dei dintorni. Il regista è Adriano Engelbrecht.

E dal 7 luglio, a Casa Cervi, si apre il Festival di Resistenza, con la replica.

L’Italia e la Birmania, l’Europa e l’Asia. Per me sono la stessa cosa.

Nella folla che la circondava con calore, a Naypyidaw, Aung San Suu Kyi ed io ci davamo la mano. Camminiamo insieme.

Vi auguro una buona estate.
Teniamo gli occhi aperti, come i resistenti.
Con i più cari saluti
Albertina

 

link all’articolo del Fatto Quotidiano

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