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Cari Amici (di Albertina Soliani)

Gattatico, 5 luglio 2018

Cari Amici,
continuo a camminare tra l’Italia e la Birmania con i legami di amicizia che sostengono la vita e aiutano a cambiare la storia.
E’ ancora politica. E’ fiducia nell’umanità e nella democrazia, nonostante i venti contrari.
Il mondo, e noi, è nelle mani di pochi, che possiedono insieme ricchezze, finanza, armi, potere. Decidono il corso globale delle cose, l’informazione si adegua.
Da un anno Aung San Suu Kyi è sotto attacco. Il fatto è che lei non intende svendere il suo Paese agli interessi internazionali, né intende rappresentare l’Occidente contro la Cina.
Così la vicenda dei Rohingya è usata contro di lei, sia dai militari sia da chi ha interesse a tenere aperto in Asia il conflitto con il mondo islamico. Da chi non avrebbe scrupoli a consentire il ritorno al potere dei militari. In fondo con loro si fanno gli affari.
Lei continua a favorire il processo di pace nel suo Paese, a sostenere il rientro dei musulmani nel Rakhine, a consolidare la democrazia. Il suo presunto silenzio è una parola potente che si sottrae ad ogni uso strumentale. Da quando è al governo, da due anni, cerca di spegnere i conflitti, non di acutizzarli. Il suo scopo è la pace e l’unità, e come un parafulmine prende su di sé le tensioni che gli altri non sanno o non vogliono affrontare.
Sono stata da lei due settimane fa, con Guido Damiani Presidente di Venini, la fabbrica di Murano del vetro soffiato e responsabile di Damiani Group, la gioielleria di Valenza Po. Ho visto l’incontro della bellezza della Birmania e dell’Italia, un dialogo nuovo nel mondo. Abbiamo visto lavorare i ragazzi birmani nella glass factory Sein Nagar tra i forni del vetro soffiato. Siamo stati a Mogok, la valle dei rubini, con permessi speciali. Il comunicato di Damiani, che invierò presto, ne dà conto.
Nel giorno in cui abbiamo incontrato Aung San Suu Kyi a Naypyidaw, l’8 giugno, lei doveva affrontare la Commissione per la Sicurezza, con i militari in maggioranza. Niente è tranquillo, un colpo di stato è sempre possibile, se i militari ravvisano la necessità di dichiarare lo stato d’emergenza, come dice la Costituzione da loro voluta nel 2008.
Ho incontrato di nuovo il cardinale Charles Bo, stava per partire per l’Australia. Lavora con Religions for Peace per sostenere il processo di pace e il lavoro di Aung San Suu Kyi. A fine maggio hanno scritto una lettera aperta al popolo del Myanmar, l’hanno consegnata ad Aung San Suu Kyi, e una delegazione è stata poi in visita nel Rakhine.
Aung San Suu Kyi nei giorni scorsi ha sottoscritto un Memorandum con l’Onu per la collaborazione sui problemi del Myanmar. E ha ricevuto la nuova inviata speciale dell’Onu nel Paese, la svizzera Christine Schraner Burgener. I militari sono nervosi, scrive il Bangkok Post.
Noi siamo accanto ad Aung San Suu Kyi e ai nostri amici. E lavoriamo per la collaborazione tra Italia e Birmania. L’ambasciatore Giorgio Aliberti lascia in questi giorni il Paese per fine mandato. Vi allego il suo comunicato di commiato. L’Italia è amica del Myanmar. Giorgio Aliberti ha svolto un grande e apprezzato lavoro, presto arriverà la nuova ambasciatrice Alessandra Schiavo, l’amicizia continuerà.
Stiamo preparando il viaggio di dicembre. Non è solo turismo, è vicinanza e partecipazione alla storia di un popolo, alla storia del nostro mondo di oggi. E’ impegno per la democrazia.
L’attività dell’Associazione per l’Amicizia Italia-Birmania “Giuseppe Malpeli” è molto intensa. A maggio sono state da noi la dott.ssa Wah Wah Myint Zu e Daw Nylar del Centro Cure Palliative dell’Ospedale di Yangon per uno scambio con l’Università di Parma, gli Ospedali di Parma e Reggio Emilia, gli Hospice del nostro territorio. Tre studentesse di medicina di Parma a maggio hanno svolto un mese di tirocinio all’ospedale di Yangon, le prime studentesse europee in Myanmar. Sabrina Gramigna è stata tre mesi con i contadini birmani, aiutandoli a produrre sesamo di qualità. Il Ministero dell’Agricoltura sta ora estendendo il suo metodo in tutto il Paese. In autunno arriveranno qui medici e politici birmani per conoscere il sistema sanitario dell’Emilia Romagna in collaborazione con la Regione e l’Università di Parma. Una delegazione di Eden, Centro per la Disabilità di Yangon, verrà a Parma in collaborazione col CEPDI, per conoscere la storia della nostra integrazione.
Come vedete tutto cresce, con le nostre e le loro migliori energie.

Domenica ho ascoltato alla radio i discorsi di Pontida. La sfida sull’Europa è lanciata. Vogliamo essere così?
Ho sentito la Lega parlare di identità, famiglia, comunità contro la globalizzazione e le multinazionali. In realtà le multinazionali sperano che crolli l’unità politica dell’Europa, che i nazionalismi trionfino, che si disgreghino le aree democratiche del mondo. Così si impossesseranno più facilmente dei singoli paesi. Addio sovranità. Come non capire?
La nuova sfida è evidente: l’unità del mondo, con i valori e le regole della democrazia, o la sua divisione fino ai più piccoli confini territoriali.
Sembra che la ragione e il cuore abbiano abbandonato la politica. Le sue parole sono rozze, violente, contraddittorie ed insensate. Adatte solo a catturare consenso, un consenso che nasce dalla paura. Un corto circuito primitivo che è un globale arretramento.
Abbiamo bisogno di una politica diversa, alternativa a tutto ciò, che esprima il meglio dei valori umani. Dopo secoli di guerre, orrori, disumanità, ripartiamo dall’essenziale.
Abbiamo di fronte sfide che parlano in modo chiarissimo. Arrivano i migranti dai luoghi di fame e di guerre, fame e guerre alimentate da noi. Decenni e decenni di rapina, vendita di armi, conflitti. Di chi è la “pacchia”? Stiamo vivendo collettivamente di falsità, di paura, incapaci di trovare soluzioni umane e razionali ai problemi. Troviamo le peggiori soluzioni e le spacciamo per grandi vittorie. Si comincia sempre con la schedatura dei Rom. La contabilità del fascismo e del nazismo era la cifra puntuale ed efficiente dell’orrore.
E’ sempre questione di dignità: rispetto della dignità degli altri, rispetto della dignità di noi stessi. Ripartiamo da qui, dagli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione.
Sto leggendo un bel libro di Luigina Mortari, “Spiritualità e Politica”, ed. Vita e Pensiero. Dirige il Dipartimento di Scienze Umane all’Università di Verona, l’ho conosciuta con Giuseppe.
Questo ho imparato da Aung San Suu Kyi, cose che hanno a che fare con l’essere, fin dai primordi dell’umanità.

Il 7 luglio, nel 58° anniversario dell’uccisione in piazza a Reggio Emilia dei 5 manifestanti, si aprirà a Casa Cervi il Festival di Resistenza nella sua 17^ edizione. Teatro civile, per un’Italia civile. Martedì 28 agosto si aprirà a Casa Cervi la decima edizione della Summer School Emilio Sereni sulla storia del paesaggio agrario, dedicata quest’anno a “Paesaggio e Democrazia”, e aperta dalla lectio magistralis del prof. Marc Augè,  dal titolo “Paesaggio e Democrazia. Per una relazione antropologica”.
Se si sta perdendo l’alfabeto della dignità dell’uomo, bisogna riscoprirlo e impararlo di nuovo, da capo. Casa Cervi ci lavora. Apriremo presto la Biblioteca per Ragazzi su resistenza, dittatura, guerra, pace, diritti dell’uomo. Si chiamerà Il Mappamondo. Ci aiuta in questo Gianni Greci, già Direttore della Biblioteca per Ragazzi “Cesare Pavese” di Parma. Stiamo rinnovando il Museo, la Biblioteca Emilio Sereni, la zona ristoro con il Caffè Letterario, il Parco Agroambientale. Con il contributo dello Stato, nell’ultima legge finanziaria, della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Reggio Emilia. Una responsabilità politica strettamente legata ai valori costitutivi di una comunità.
Il 25 luglio, alla sera, nel campo di Casa Cervi festeggeremo con la Pastasciutta, collegati con molte altre piazze d’Italia. C’è ancora il popolo democratico e antifascista che non dimentica. Che sa oggi farsi partigiano della libertà, della Costituzione, della democrazia. Sono certa che solo su questa strada l’Italia e l’Europa potranno salvarsi.

Accogliamo l’invito di Don Luigi Ciotti, ANPI, ARCI, Legambiente a indossare il 7 luglio “una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità”. Per un messaggio forte e corale: restiamo umani. A Casa Cervi ci sono le magliette rosse, a disposizone. 

Se i venti sono contrari, è ora di resistere e di cambiare la direzione della storia.
Buona estate, ma conto di incontrarvi. Magari a Casa Cervi.

Con molti cari saluti.

Albertina

Scarica > Dichiarazione di commiato dell’Ambasciatore Pier Giorgio Aliberti

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Parma, 5 giugno 2018

Cari Amici,

siamo stabilmente impegnati a far fronte alle nostre responsabilità. Il travaglio politico italiano, che non nasce adesso, ha trovato un suo passo, almeno per il prossimo periodo.

Il 2 giugno ero in piazza a Bagnolo in Piano, nel pomeriggio a Bologna con l’ANPI e altre associazioni per sostenere l’antifascismo e l’antirazzismo.

La Costituzione è la nostra bussola, è la Costituzione la misura della nostra democrazia, del governo e del Parlamento, della partecipazione attiva dei cittadini. Siamo vigili e impegnati.

Chi ha sparato al giovane sindacalista africano Soumaila Sacko è fuori dalla Costituzione. L’Italia lo deve sapere. L’Italia lo deve dire. Non ci è consentita la disumanità. Non ci è consentito il silenzio che diventerebbe complicità.

Questa sera torno in Birmania, con Alberto e Virginia e un imprenditore del vetro soffiato. L’Italia e la Birmania lavorano insieme. Vi mando l’intervista che l’Ambasciatore italiano a Yangon, Giorgio Aliberti, ha rilasciato recentemente, prima del suo rientro in Italia per la fine del suo mandato.

Grazie a lui questi ultimi anni sono stati molto importanti per il rapporto tra il nostro Paese e il Myanmar.

Il 2 giugno a Yangon la Festa della Repubblica ha visto la presenza di 300 persone, italiane e birmane.

Venerdì incontrerò Aung San Su Kyi.

Ci rivedremo insieme la sera del 19 giugno alle ore 18.30 alla Rocca di Sala Baganza per festeggiare il compleanno di Aung San Suu Kyi e raccontarci la forza della nostra relazione con la Birmania.

State bene.

Molti cari saluti.

Albertina

Scarica -> Intervista a Giorgio Aliberti di Cecilia Brighi giugno 2018 (pdf)

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