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In ricordo di Maria Cervi (di Albertina Soliani)

Ricordiamo oggi Maria Cervi, scomparsa 11 anni fa.
La prima dei nipoti di Alcide, la figlia di Margherita e di Antenore, che alla sua nascita ha fatto suonare le campane, una novità per una femmina. Le donne, protagoniste della Resistenza e poi del voto per la Repubblica, sono annunciate così. La nuova Italia nasceva con loro. Le donne, nella famiglia Cervi, contavano come gli uomini.
Dopo la fucilazione dei sette fratelli, alla fine del 1943, la casa e il podere andarono avanti con loro, sostenute dal cugino Massimo. E la Resistenza continuò nella casa vuota degli uomini, con il sostegno ai partigiani, l’accoglienza ai perseguitati, la preparazione dei pasti per tutti. Genoeffa, la madre straziata, osservava e condivideva. Una donna della Resistenza, dritta in piedi fino all’abbandono al dolore.
Dopo il grande custode del sacrificio dei figli, Papà Alcide, e il ruolo determinante, anche quando silenzioso, delle vedove e delle figlie, toccherà a Maria raccogliere il testimone della famiglia, perché diventasse patrimonio di tutti. Raccontando, incontrando persone di ogni età e condizione sociale, testimoniando ai ragazzi nelle scuole. Una pedagogia civile, vissuta dai testimoni. Con la sensibilità di una donna attenta a suscitare domande, più che a fornire risposte.
All’Istituto Matilde di Canossa di Reggio Emilia, Maria disse una volta: “non c’è niente di normale nel sacrificio di una famiglia. C’è invece tutto di abnorme e di inaudito. Ma c’è tanto di naturale e normale nel desiderio di libertà. Nel vivere nel solco dei propri ideali e delle proprie convinzioni”.
Il medesimo desiderio di libertà che ha animato l’antifascismo e la Resistenza di Casa Cervi, è continuato nei decenni successivi e Maria ne è stata interprete molto amata. Quello stesso desiderio di libertà continua oggi e continuerà per sempre. A Casa Cervi il racconto continua. Diventa la domanda di un popolo l’aspirazione di una generazione a cui ancora deve appartenere la democrazia
“Nessuna conquista è per sempre. C’è sempre qualcuno che è interessato a toglierla. Per cui resistere non è solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti”.
Cambia la storia, cambiano le condizioni politiche, ma le fondamenta che hanno cambiato il mondo alla metà del secolo scorso, ponendo le basi della democrazia, della Costituzione, della Repubblica sono le stesse di oggi. Maria ha fatto la sua parte seminando. Se è vero che dopo un raccolto ne viene un altro, adesso la responsabilità del futuro democratico dell’Italia e dell’Europa è nelle nostre mani. Nelle mani delle donne che, come Genoeffa, Maria e le altre, hanno cambiato il mondo, facendo nascere dal dolore la speranza di un mondo migliore.

ALBERTINA SOLIANI

Presidente Istituto Alcide Cervi

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