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2 AGOSTO 2016 di Albertina Soliani

2 AGOSTO 2016 di Albertina Soliani

Un altro anniversario, il trentaseiesimo, ci riporta a quel giorno. Chi c’era ricorda cosa ha fatto quel sabato. Io ero in stazione a Bologna il giorno prima, per un impegno in Regione. La notizia della bomba si accompagnò per me ad un altro dolore: poche ore dopo, verso sera, nei campi di San Prospero di Parma, esplodeva un falciaerba che uccideva Marco Piccinini, un giovane agricoltore padre di famiglia, un cattolico democratico, un caro amico, Presidente del Consiglio di Circolo della scuola che io dirigevo.

Ero il 2 agosto del 1980, quando una bomba alla stazione di Bologna straziò molte vite, sconvolse la città, impietrì il Paese. Le coscienze reagirono, reagì la politica, lo stupore prevaleva ancora sulla consapevolezza che la storia italiana era questa, percorsa da strategie contro la democrazia. Che volevano intimorirla. Una catena ininterrotta di delitti, di stragi, di strategie occulte, da quelle mafiose a quelle della P2, dall’assasinio di Aldo Moro alle vittime del terrorismo, metteva a dura prova le istituzioni e la convivenza democratica. Sapevamo che si voleva deviare il corso della storia nata dalla Resistenza. Non sappiamo ancora tutto, sappiamo per certo che la Democrazia è sempre a rischio, che il Fascismo non smette di rinascere e che perciò l’Antifascismo è un valore permanente. Sappiamo che la storia ci chiede di non spezzare mai il filo che ci lega alla Resistenza e ai suoi valori. A decenni di distanza dal cambiamento della storia, sappiamo con maggiore lucidità che la Resistenza ha difeso e custodito la vita, quella presente allora e quella futura, e che ogni volta che la vita viene spezzata l’umanità sente che è chiamata a resistere, nuovamente.

Cambiano i tempi e le scene della storia ma l’impegno delle coscienze libere è sempre il medesimo: difendere la democrazia per difendere la vita, per rispettare la dignità di ogni persona, per promuovere la fraternità e la pace. Il mondo di oggi ha ancora bisogno di questo per superare i suoi conflitti. Chi è morto chiede a chi è rimasto la coerenza con i valori essenziali. Chiede di cambiare il mondo. Chiede di vivere senza rassegnazione, senza guerre, senza terrore, senza violenze. Questo oggi a noi è chiesto, come ieri. Dobbiamo solo capire come possiamo superare paure e sfiducia, come dare solidità alla speranza. Lo deve capire la politica, per non rimanere sotto scacco. Se la politica soccombe, soccombe l’umanità.

Il ricordo del 2 agosto ci accompagnerà sempre e continuerà ad interrogarci sulle tenebre che attraversano la nostra convivenza e sulla luce che dobbiamo continuamente tenere accesa.

Albertina Soliani
Presidente Istituto Alcide Cervi