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Schedario bibliografico Sereni

Questo imponente schedario bibliografico comprende  alcune migliaia di voci, decine di migliaia di schede (oltre le 300.000) e appunti bibliografici stilati da Emilio Sereni. L’ordinamento e la loro compilazione non rispondono a criteri biblioteconomici, bensì alla personale impostazione dell’autore. Questo ne rende impegnativa la consultazione. Si tratta di un vero e proprio deposito “privato” del sapere, ordinato e regolato secondo precisi e personalissimi meccanismi di selezione e di segnalazione. Esso ci permette di risalire ai metodi di indagine e di lavoro di Sereni.

Si può affermare che quanto è stato pubblicato sull’agricoltura italiana, sulla sua storia e sulle sue tecniche, non solo in lingua italiana, ma anche in russo, in inglese, in francese, fino alla sua morte, egli lo abbia annotato o trascritto, in vista, forse, di scrivere quella storia dell’agricoltura italiana cui aveva cominciato a lavorare negli anni della clandestinità. La miriade  di appunti non riguarda però solo l’agricoltura o il mondo rurale, ma tutto lo scibile. Sereni rappresenta l’ultimo degli enciclopedisti.
Nella lettera indirizzata a Luigi Longo e alla direzione del PCI il primo marzo 1966 Sereni scrive: “nelle centinaia di migliaia di schede e di excerpta che trasmetto all’Istituto è raccolto il meglio e il più della mia attività scientifica: centinaia di lavori praticamente già fatti e compiuti salvo  per quanto riguarda la loro materiale stesura”.
Una cultura estremamente versatile, dovuta anche alle sue origini ebraiche (il nonno materno Pellegrino Pontecorvo, quasi un patriarca della comunità ebraica romana), accompagnata da una rapidità di lettura e di assimilazione uniche e da un straordinaria capacità di lavoro, consentirono a Sereni di spaziare in ogni campo, dal lavoro nel partito alla lotta per la pace, dalle questioni agrarie a quelle del Mezzogiorno, dall’archeologia e dall’antichistica alla storia economica sociale. Un eclettismo legato anche alla concezione che egli aveva della funzione dell’intellettuale nel ruolo di dirigente di un partito operaio. Italo Calvino lo definisce “estroso,, paradossale, napoletano, euforico, efficientissimo, di natura vivace e geniale”.
(La Repubblica, 14 dicembre 1977)

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